L’Arco di San Damiano sulla Via Flaminia a Carsulae

Storia e patrimonio

Quello che Roma ha costruito qui

In questo angolo di Umbria Roma ha lasciato tre cose su cui si può ancora camminare: una strada, una città e una cascata. La strada è la Via Flaminia; la città è Carsulae, oggi un parco archeologico a cielo aperto; la cascata è quella delle Marmore, che i Romani crearono come opera di bonifica. Una giornata senza fretta le copre tutte e tre.

Foto: Nicola Severino Fotografo, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0

Informazioni verificate: ottobre 2026. Carsulae è a 25–30 minuti da noi; ci mandiamo gli ospiti a cui piacciono le rovine senza nessuno intorno, e non delude.

Carsulae – la città che la strada si è lasciata alle spalle

Carsulae crebbe lungo il ramo occidentale della Via Flaminia, la strada consolare che Roma spinse verso nord in direzione dell’Adriatico (la Flaminia fu costruita a partire dal 220–219 a.C.; le colline intorno mostrano insediamenti molto più antichi, mentre la città vera e propria crebbe con la strada e raggiunse il massimo splendore fra il I secolo a.C. e il I secolo d.C.; approfondimenti su umbriatourism.it). Quando il traffico della strada si spostò sul ramo orientale, la città si svuotò lentamente – ed è per questo che sopravvive come campi e pietre invece che come città moderna, e che a volte viene chiamata la “piccola Pompei dell’Umbria”.

Quello che attraversate a piedi: il cardo massimo (la Flaminia stessa, lastricata, canalette di scolo comprese, correva dritta attraverso il centro), il foro con basilica e curia, i due templi gemelli noti come Templi Gemini (le cui divinità restano non identificate), un teatro e un anfiteatro (il secondo ospitava diverse migliaia di spettatori) e l’Arco di San Damiano, l’antica porta settentrionale. La chiesa dei Santi Cosma e Damiano, del VI secolo, fu costruita direttamente su una struttura romana, riutilizzandone le colonne.

In pratica: l’area archeologica è aperta martedì–domenica, 8:30–19:30 da fine marzo al 25 ottobre e 8:30–17:30 dal 26 ottobre a fine marzo (chiusa il lunedì; ultimo ingresso 30 minuti prima della chiusura), con un centro visite e un Antiquarium all’ingresso (verificato tramite la Direzione Musei Umbria). I biglietti si acquistano attraverso il sito ufficiale, carsulae.info; controllate lì il prezzo in vigore prima di partire. È pianeggiante, aperta e perfetta per i bambini che hanno bisogno di correre.

La piccola chiesa in pietra dei Santi Cosma e Damiano tra le rovine di Carsulae
I Santi Cosma e Damiano, costruita su una struttura romana di Carsulae riutilizzandone le colonne. Foto: Carole Raddato, Wikimedia Commons, CC BY-SA 2.0

Quasi tutto ciò che si vede lo si deve a un solo archeologo, Umberto Ciotti, che il 4 giugno 1951 aprì il primo di diciotto cantieri di scavo e continuò fino al 1972, all’interno dei 22 ettari ancora oggi recintati (Wikipedia).

La Via Flaminia – perché la strada passa proprio di qui

La Flaminia si infilava nel corridoio naturale tra i crinali appenninici, collegando Roma a Narnia (l’odierna Narni) e proseguendo verso Fano e l’Adriatico. Narni conserva ancora il suo attraversamento romano del fiume: il Ponte d’Augusto (27 a.C. circa), un’unica enorme arcata di 30 metri sopravvissuta delle quattro che un tempo portavano la strada – la rovina che Corot dipinse nel 1826. Di più sulla Narnia romana →

Il fornice centrale superstite dell'Arco romano di San Damiano a Carsulae
L’Arco di San Damiano, antica porta settentrionale di Carsulae; i due fornici laterali sono crollati. Foto: Carole Raddato, Wikimedia Commons, CC BY-SA 2.0

In origine il Ponte d’Augusto era lungo circa 160 metri e poggiava su quattro arcate. Il crollo del terzo pilone è documentato nel 1855, e gli schizzi che Turner ne fece nel 1819 sono nelle collezioni della Tate (Wikipedia).

La cascata come ingegneria romana

La cosa più romana che c’è qui non è un edificio – è la cascata. Nel 271 a.C. il console Manio Curio Dentato fece scavare la Cava Curiana per bonificare la piana stagnante di Rieti, mandando il fiume Velino giù dalla rupe di Marmore nella gola del Nera. Quel canale creò il salto che visitate oggi; nei secoli successivi fu riscavato (in particolare con un intervento rinascimentale) per rimediare alle inondazioni e agli interramenti che provocava a valle. La storia completa dell’ingegneria della cascata →

Una giornata romana partendo dalla cascata

Mattina a Carsulae prima del caldo; in auto giù fino a Narni per il Ponte d’Augusto e il pranzo nel centro storico; rilascio pomeridiano alle Marmore per vedere l’opera di bonifica romana al lavoro. Tutte e tre le tappe stanno entro circa 30 minuti l’una dall’altra.

Resti del teatro romano di Carsulae in un prato aperto
Il teatro romano di Carsulae, da vedere al mattino prima del caldo. Foto: Angyrisk, Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0

Domande frequenti

Carsulae vale la visita?

Se vi piace l’archeologia senza folla, sì – è una città romana aperta e percorribile a piedi sulla Via Flaminia originale, raramente affollata. Confermate orari di apertura e prezzo del biglietto prima di partire, perché gli orari cambiano con la stagione (sito ufficiale: carsulae.info).

I Romani hanno davvero costruito la Cascata delle Marmore?

Sì – il salto esiste perché Manio Curio Dentato fece scavare un canale di bonifica (la Cava Curiana) nel 271 a.C. per svuotare la piana di Rieti nel Nera. Da allora è stato modificato più volte.

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